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Manuele Marazzi ”Perche non bisogna lavorare in gravidanza”

Manuele Marazzi dedica questo articolo a tutte le mamme/neo mamme che, molto dedite al lavoro, non hanno alcuna voglia di restare a riposo.

Mamme lavoratrici. Manuele Marazzi
Mamme lavoratrici. Manuele Marazzi

La gravidanza è un momento molto delicato nella vita di una donna e come tale per le lavoratrici gestanti, puerpere e in allattamento viene accompagnata con particolari misure per la tutela della sicurezza e della salute sul lavoro, tra cui l’astensione obbligatoria, facoltativa e anticipata per maternità a rischio o per particolari condizioni ambientali.

Nel primo caso, la lavoratrice madre ha il diritto/dovere di usufruire dell’astensione obbligatoria dal lavoro a partire da due mesi prima della data presunta del parto e fino a tre mesi dopo dalla data effettiva del parto. Se le condizioni fisiche lo consentono, la lavoratrice in attesa di un bambino può optare anche per la scelta di lavorare fino ad un mese prima del parto e di astenersi poi fino a quattro mesi dopo. In questa circostanza, tuttavia, la decisione deve essere avallata dalla certificazione di un medico specialista.

Terminato il periodo di congedo di maternità, la lavoratrice può riprendere la sua normale occupazione o fruire di un ulteriore periodo di congedo, l’astensione facoltativa appunto, per un periodo di sei mesi, anche frazionabili, spendibili nei primi otto anni di vita del bambino.

L’astensione obbligatoria anticipata può essere richiesta, invece, nei casi in cui:

  • la lavoratrice si trova in stato di gravidanza a rischio, ossia nel caso di complicanze della gestazione;
  • la gestante si trova in condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla sua salute e a quella del bambino stesso (per esempio se lavora in un colorificio ed è adibita alla lavorazione di prodotti con sostanze chimiche);
  • la donna in stato interessante svolge lavori pericolosi, faticosi o insalubri e non può essere spostata ad altre mansioni (per esempio è un tecnico di radiologia, una psichiatra, un’infermiera in determinati reparti).

Generalmente si parla di gravidanza a rischio se prima di intraprendere la gestazione la lavoratrice soffre già di alcune patologie croniche o se durante la gravidanza insorgono malattie portate dalla gestazione stessa. Molte possono essere le condizioni che definiscono una simile gravidanza, tra cui il diabete insulino-dipendente, l’ipertensione, la placenta previa, perdite ematiche, minaccia d’aborto o di parto pretermine dovute a gestosi, distacco di placenta, anomalie d’inserzione placentare, traumi, disordini della coagulazione, obesità e gravidanza gemellare.

La lavoratrice che intende usufruire dell’astensione anticipata per maternità a rischio deve formulare istanza alla Direzione Provinciale del Lavoro che ha competenza sul territorio in cui risiede. Alla domanda prestampata, scaricabile anche in rete, deve allegare il certificato medico, rilasciato da uno specialista del Sistema Sanitario Nazionale o da un ginecologo privato, riportante le sue generalità, la data presunta del parto, il mese di gravidanza, la motivazione attestante lo stato di rischio e il periodo esatto di astensione anticipata che intende usufruire (prognosi del medico).

Per particolari condizioni ambientali sul posto di lavoro o per mansioni pericolose o insalubri, pregiudicanti per la salute della madre e del bambino, la richiesta di astensione dal lavoro deve essere invece presentata dal datore di lavoro, una volta verificata l’impossibilità di ricollocare la lavoratrice all’interno della struttura aziendale, in base al documento di valutazione dei rischi e previo parere del medico competente e del RSSL.
La lavoratrice madre in simili circostanze verrà autorizzata ad astenersi dal lavoro fino al settimo mese dopo il parto, qualora dopo il terzo mese sussistano le stesse condizioni che hanno comportato l’astensione anticipata.

Anche in questo caso per ottenere l’interdizione anticipata dal lavoro bisogna recarsi nella sede di competenza dell’Ispettorato del Lavoro presentando la domanda appena si ha la certezza di essere incinte. Al modulo deve essere allegato il certificato originale del ginecologo del servizio sanitario o quello del ginecologo privato che attesti lo stato di gravidanza e la data presunta del parto. L’USL di competenza, su richiesta dell’Ispettorato del Lavoro, effettua una verifica della presenza delle condizioni di rischio sul luogo di lavoro poi invia rapporto del sopralluogo all’Ispettorato del Lavoro. L’interruzione anticipata viene concessa con provvedimento di quest’ultimo e viene spedita con raccomandata al datore di lavoro e alla gestante per conoscenza.

(Fonte: www.salute-italia.it)

Manuele Marazzi

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