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L’odierno Positivismo

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Il francese Comte, considerato il padre del Positivismo, affermò, durante la prima metà dell’Ottocento, che la scienza, intesa come ricerca di leggi che regolano il mondo, è l’unica forma di conoscenza possibile. All’epoca tale pensiero andava a collocarsi in un ambito scientifico e letterario, descritto come materialista, in contrapposizione agli esiti romantici franco- inglesi. I suoi cardini rappresentavano l’evoluzione, attraverso la razionalità ed il progresso, per lo più economico e sociale, dettato dalle scelte e dalle azioni dell’uomo, e, dalla sua metafisica morale.

Il traguardo scientifico ed immaginario a cui tendeva, allo stesso tempo e modo, vedeva la risoluzione di tutti i problemi dell’uomo, e attraverso l’utilizzo e quindi la lettura della conoscenza. Oggi mi viene quasi da dire “Che fine ha fatto il Positivismo?” Solo alcuni modelli di scienza ne richiamano gli elementi. Ad esempio, la Fisica Quantistica. In comune il mirare alle coscienze umane tramite la conoscenza e quindi la razionalità di sé. Anche se di contro, la Fisica Quantistica non mira ad un proposito prettamente economico, ma sopraggiunge e ricerca di continuo l’unità del proprio cosmo individuale, e quindi collettivo.

La Fisica Quantistica fa in modo che, ognuno di noi possa raccontare la sua storia, pur parlando poco, anche se di gesso: “L’uomo ha in sé un potere tanto forte, quanto fragile. Tanto appagato, quanto insoddisfatto. È la parte più nobile che abbiamo, la risata del desiderio all’origine dei tempi, che come un virtuoso amante ci lascia stupefatti, impressi, e ci aiuta a capire davvero chi siamo.”

Il resto sta a noi, capire dove stiamo andando.

Manuele Marazzi

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