L’odierno Positivismo

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Il francese Comte, considerato il padre del Positivismo, affermò, durante la prima metà dell’Ottocento, che la scienza, intesa come ricerca di leggi che regolano il mondo, è l’unica forma di conoscenza possibile. All’epoca tale pensiero andava a collocarsi in un ambito scientifico e letterario, descritto come materialista, in contrapposizione agli esiti romantici franco- inglesi. I suoi cardini rappresentavano l’evoluzione, attraverso la razionalità ed il progresso, per lo più economico e sociale, dettato dalle scelte e dalle azioni dell’uomo, e, dalla sua metafisica morale.

Il traguardo scientifico ed immaginario a cui tendeva, allo stesso tempo e modo, vedeva la risoluzione di tutti i problemi dell’uomo, e attraverso l’utilizzo e quindi la lettura della conoscenza. Oggi mi viene quasi da dire “Che fine ha fatto il Positivismo?” Solo alcuni modelli di scienza ne richiamano gli elementi. Ad esempio, la Fisica Quantistica. In comune il mirare alle coscienze umane tramite la conoscenza e quindi la razionalità di sé. Anche se di contro, la Fisica Quantistica non mira ad un proposito prettamente economico, ma sopraggiunge e ricerca di continuo l’unità del proprio cosmo individuale, e quindi collettivo.

La Fisica Quantistica fa in modo che, ognuno di noi possa raccontare la sua storia, pur parlando poco, anche se di gesso: “L’uomo ha in sé un potere tanto forte, quanto fragile. Tanto appagato, quanto insoddisfatto. È la parte più nobile che abbiamo, la risata del desiderio all’origine dei tempi, che come un virtuoso amante ci lascia stupefatti, impressi, e ci aiuta a capire davvero chi siamo.”

Il resto sta a noi, capire dove stiamo andando.

Manuele Marazzi

Il Quanto

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La fisica quantistica ha cambiato la mia vita. Mi ha fornito la possibilità di ampliare i miei orizzonti e l’andamento della mia quotidianità. Mi rifaccio ad una frase di Berkeley: “Esistere è essere percepiti”. Percepire, a sua volta, significa avere la possibilità di rendere elastica e senza confini la realtà che ci circonda. Esercitare quindi il nostro potere sugli eventi, attraverso la propria volontà, che indissolubile diviene spirito, esercizio per un futuro sereno. Come ci sono riuscito? Non è così difficile, ampliarsi. Certo è doloroso. Richiede introspezione, caparbietà, sacrificio. Io vi sono giunto tramite una riflessione,  piuttosto intimista ed anche banale per certi versi. Proprio per questo poco ricercata. Insomma, mi sono chiesto: “Che colpa ne ha la notte, per essere nata notte?”

Naturalmente per notte, intendo la vita coi suoi periodi negativi ed infelici. Quei periodi che tendiamo a giudicare perdendo il senso del loro valore. Inconsapevolmente, sì, lo facciamo per natura. Questo perché non abbiamo dato l’occasione alla nostra mente di essere possibilista. Questo perché tra le possibilità dovremmo elencare anche le nostre responsabilità; quelle rare manifestazioni di coscienza e di osservazione oggettiva. Sia sul niente che sul tutto: ovvero sullo spazio tempo e su ciò che accade al suo interno, riposto dietro le nostre maschere.

Tutti noi abbiamo la possibilità di cambiare in meglio. Tutti noi abbiamo risorse che non conosciamo, ed energie da coltivare. Bisogna imparare ad interagire con noi stessi, e come fossimo delle particelle, bisogna in altri sensi attualizzarci. Così da giungere, finalmente, al cambiamento: all’energia ancora intatta che vigila all’interno della nostra coscienza.

Manuele Marazzi

L’incognita del risveglio

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C’è chi dice “Il mondo è quello che è.”  Beh… io dico “Il mondo è quello che non è!”; Un insieme di sfaccettature meno note, un viaggio immobile all’interno di un villaggio in fiera, una continua allegoria, un paesaggio mutevole, che come sale negli occhi è capace di spaccare ogni pietra. E, come la bocca di un bambino, di donargli nuovo stupore. Abbiamo tutti gli elementi per indagare noi stessi, per fluire. Eppure restiamo fermi, a mascherarci di limiti, guai e carta straccia. Io stesso, Manuele Marazzi, ho simulato la mia vita, credendo di conoscerla, di conoscermi. Supponevo fosse un’equazione matematicamente perfetta. Ma all’atto dell’osservazione, senza più alcuna possibilità di redenzione, ci ho visto ben altro: ho voluto dare un’occhiata alle carte di “Dio”, della Madre Terra, di tutti i suoi fenomeni che come un teorema, fino ad allora nascosto, mi stavano per esplodere dentro come un quanto (una nuova forma di energia); alla quale oggi sono particolarmente legato. Di fatto, in un mio periodo no, avevo difficoltà nel comunicare con me stesso. Sarebbe stato anomalo il contrario, non credete? Ma proprio in tal modo, per paradosso, mi sono ritrovato come in origine: senza alcun tipo di influenza mentale. Ma soltanto avvalendomi di questa formula, appartenente al fisico Niels Bohr: “Tra due particelle che si allontanano l’un l’altra nello spazio, esiste una forma di azione/comunicazione permanente.” Ed io questo tipo di nuova comunicazione con me stesso, non potevo di certo perderla. Né tanto meno posso farlo oggi. Ne sono dipendente. Proprio perché ha cambiato il mio modo di Guardare. Non solo al buono, ma anche al male: all’errore, prima che questo possa essere anche solo concepito. Ho acquisito una maggiore coscienza di me, in un percorso che credevo invisibile. Ed invece, è Materia. Materia per il risveglio.

Manuele Marazzi